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La storia di questo libro forse non andrebbe nemmeno raccontata. Insomma, niente di speciale. Un giorno sono andata a piedi al mare con un’amica di mia sorella. Camminava davanti a me. Quell’immagine mi si è piantata nella testa. Sono tornata a casa la sera, mi sono seduta al tavolo e ho scritto: Metteva un anfibio davanti all’altro, attenta a non uscire dalla riga bianca, il resto del corpo a seguire l’andare dei piedi. Era l’estate del 1996. Sono passati undici anni. Undici anni in cui questo libro è stato finito, ricominciato, abbandonato, ritrovato, spolverato, sezionato, archiviato, dimenticato. C’è stato un momento in cui questo libro ha rischiato di essere pubblicato, pubblicato davvero dico. Allora l’ho lavato, pettinato, gli ho messo il vestito della festa. Ma la festa è stata rimandata, poi rimandata, e poi rimandata ancora. I tempi biblici dell’editoria mi hanno dato modo di riflettere, di pensare, di dare una forma al mio desiderio di scrivere non più solo per me ma anche per gli altri, per gli sconosciuti, senza però perdere il senso di come va davvero il mondo. Senza perdere il senso di come vorrei che andasse il mondo. VA:LE esce allora in internet, registrato sotto licenza Creative Commons. Perché nonostante tutto VA:LE merita comunque di avere una sua vita fuori dalla mia stanza. Ma soprattutto perché credo fermamente che le parole siano di tutti.
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