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TRAIETTORIE |
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A volte succede. Traiettorie creative imprevedibili.
Questa pagina è dedicata ai miei corsisti e alle loro creazioni.
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IL GRIGIO DELLA FOLLIA
- Cos’è successo? Come mai sono qui? Da quanto? Chi sono?
E se alle prime domande poteva darsi delle risposte, seppure approssimative, l’ultima restava senza contorno.
La mente correva alla ricerca di qualche dettaglio che potesse fargli ricordare qualcosa della sua vita.
Nulla.
Tutto gli sembrava un brutto sogno e un po’ per la stanchezza, un po’ per allontanarsi da quella realtà che non gli era congeniale, si addormentò.
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| Davide - "L'anti Moccia" |
«Porca Troia, ma è possibile che non si trovi mai un fottutissimo telefono che funzioni?!? Da quando hanno inventato sti cazzo di cellulari poi…le cabine oggi le usano solo come cessi pubblici…E poi no, non ci credo! Non ci credo che tu debba per forza chiedere aiuto a quel bastardo, non ci credo che ti si è rotta la macchina proprio qui e ovviamente non sai farla ripartire…d’altronde è risaputo che le donne non ci capiscono un cazzo di motori, no?…Non ci credo che fa un freddo cane e sei vestita solo con questa tuta di merda…ti fa un culo come una mongolfiera pronta a staccarsi da terra…rossa per di più! E non ci credo che tu sia scappata con queste cazzo di pantofole a forma di coniglio rosa bagnato che ti fanno congelare il sudore tra le dita dei piedi! Sei nella merda…sei proprio nella merda…Brava, i miei complimenti!»
Queste cose le stava dicendo una vocetta nella testa di Anna. Una vocetta che veniva fuori sempre nelle situazioni più spiacevoli, a volte per criticarla e altre volte per incitarla. Anna pensava che un tale turpiloquio non si addiceva certo ad una gentil donzella come lei. Quella, però, non era lei. Era solo la vocetta dentro la sua testa. La rabbia le serrava le mandibole come quelle di un pitbull a cui vogliono rubare il cibo di bocca.
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| Cirpia - "Scarpe da signori" |
Ho le mani sporche.
E sono stanca.
Ma la cosa che mi disturba di più è che ho le mani sporche.
Treno, metropolitana, tram.
Tram, metropolitana, treno.
Le mia mani sono nere e sanno di merda. Ma è uno schifo che si lava via.
Ogni mattina non aspetto altro. Riempirmi i palmi di sapone. Mettere le mani sotto il rubinetto. Aprire l’acqua fredda. E godere.
Non c’è niente in grado di darmi così tanto sollievo.
L’altra sporcizia, quella no, quella è diversa.
È qualcosa di indelebile che ormai si è impossessato di me. Vive nel mio corpo a tal punto che di notte mi sveglio a causa dell’odore fetido.
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| Roberta - "Respiro" |
| Allora Elisabeth si precipitò lungo la strada per rincorrerlo, senza fiato, tendendo la mano vuota.
“William, non te ne puoi andare!” gridò fino a restare senza voce. “Come farò, William? Come farò?”.
Rosanna sfoglia la pagina del libro, distrattamente. Per qualche secondo segue il tracciato delle parole solo con gli occhi, la mente altrove non ne decifra il significato, deve tornare indietro. Questo romanzo stucchevole, poi, non invoglia proprio alla lettura. Ha sempre detestato i romanzi rosa.
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| Rita - "Scappo in silenzio" |
Che voglia di vedere un altro cielo, voglia di dormire in un altro letto ad almeno cento chilometri da casa! Mi è capitato diverse volte ma durante l'inverno dell'anno scorso l'ho trovato assolutamente indispensabile, dovevo partire. E non era necessario volare chissà dove, mettere un oceano di mezzo, mi sono accontentata e sono salita su quel treno in una mattina fredda di gennaio per recarmi a trovare una cugina di Firenze che non vedevo da tempo.
La mia è stata voglia di evasione, di scappare dalla solita routine almeno per qualche giorno.
Con la mia piccola valigia occupata da poche cose e gli immancabili libri da leggere negli spazi che abitualmente si aprono nelle mie notti insonni. Anche di giorno, per carità, quando ti senti irresistibilmente attratta da loro che hanno il potere di avvolgerti, coccolarti, emozionarti.
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Matilde - "Evasione" |
Una volta aveva letto da qualche parte che il primo pensiero del mattino condiziona tutta la giornata. Il suo primo pensiero, anche quel mattino, fu qualcosa di poco simpatico nei confronti della sveglia.
Alice aveva quarantasette anni, una bella famiglia, un buon lavoro e non c’era niente nella sua vita che non andasse; non aveva, perciò, alcun diritto di lamentarsi e avrebbe dovuto sorridere con entusiasmo ad ogni nuovo giorno. Con un vago senso di colpa per il pessimo umore con cui aveva accolto il risveglio, si affrettò a preparare la colazione per i suoi due figli, mentre salutava il marito, che, dopo aver bevuto rapidamente un caffè, si avviava al lavoro.
Venticinque minuti dopo Alessandro e Giacomo varcavano correndo la soglia della vicina scuola media. Li osservò per un attimo: Giacomo, il minore, si era avvicinato subito ad un compagno, Piotr, che era arrivato solo da qualche giorno; prima o poi avrebbe dovuto rassegnarsi ad invitarlo a casa loro a fare i compiti: suo figlio continuava a chiederlo, ma lei era restia ad accettare e prendeva tempo; era un rumeno, o moldavo, o giù di lì, comunque uno di cui diffidare.
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