Mia Parissi   blog

"Scappo in silenzio" di Rita

dalla lezione sul dialogo


Che voglia di vedere un altro cielo, voglia di dormire in un altro letto ad almeno cento chilometri da casa! Mi è capitato diverse volte ma durante l'inverno dell'anno scorso l'ho trovato assolutamente indispensabile, dovevo partire. E non era necessario volare chissà dove, mettere un oceano di mezzo, mi sono accontentata e sono salita su quel treno in una mattina fredda di gennaio per recarmi a trovare una cugina di Firenze che non vedevo da tempo.
La mia è stata voglia di evasione, di scappare dalla solita routine almeno per qualche giorno.
Con la mia piccola valigia occupata da poche cose e gli immancabili libri da leggere negli spazi che abitualmente si aprono nelle mie notti insonni. Anche di giorno, per carità, quando ti senti irresistibilmente attratta da loro che hanno il potere di avvolgerti, coccolarti, emozionarti.

E così, nello scompartimento alla stazione centrale di Milano, ho sperato che nessuno varcasse quella porta in modo che il mio viaggio si svolgesse in solitudine con la compagnia più piacevole, quella della carta e del suo profumo. E' durata veramente poco questa illusione e a distanza di alcuni minuti uno dall'altro, una donna ed un uomo sono entrati violando la mia tranquillità con un saluto cordiale ed un sorriso.
Loro, più equipaggiati di me, hanno provveduto con cura a riporre i bagagli ingombranti e i cappotti negli appositi spazi e, senza lasciare tempi vuoti, hanno incrociato i loro sguardi e la conversazione tra loro non è tardata a defluire.
- Speriamo parta in orario.
Ha detto la donna che si è mostrata subito con i gesti e le movenze visibilmente agitata.
- Senz'altro signora, difficilmente ci sono ritardi nella partenza da qui, sono un pendolare e questo treno lo prendo ogni lunedì.
Lei ha guardato attraverso il finestrino le persone che di corsa raggiungevano i vagoni dato chela partenza era prevista di lì a pochi minuti.
- Spero vivamente di poterle dare ragione perché mi innervosisce stare seduta in treno quando è fermo. Comunque piacere, mi chiamo Anna.
E gentilmente ha porto la mano al signore distinto seduto davanti a lei e a me che non ho fatto nulla per nascondere la mia intenzione di non dare spazio a nessun contatto, si è capito dal mio sguardo che dopo le presentazioni la mia voce non si sarebbe più udita.
- Molto piacere, Aldo. Vedrà che a breve ci muoveremo.
- Perdoni il mio nervosismo ma quando ho questi stati d'animo non mi sopporto. Sarà assurdo ma sto andando in vacanza e sono molto tesa, lei sta andando al lavoro e non è mia intenzione tediarla.
Con un largo sorriso Aldo, elegante e gentile nei modi, ha replicato:
- Sto andando al lavoro e, le dico la verità, io sto meglio quando lavoro rispetto a quando sono
in ferie.
La voce metallica dell'altoparlante intanto ha annunciato la partenza del nostro treno e Anna si è adattata alla poltrona con una postura più rilassata. Una bella donna, i lunghi capelli ramati raccolti con cura, il viso spolverato da un trucco leggero che non ha avuto l'intenzione di coprire quei piccoli segni del tempo. Cinquant'anni più o meno? Credo di si.
Nonostante la mia indifferenza sono stata incuriosita da quel dialogo che stava prendendo forma e, anche se sono sempre stata assorta nella lettura del mio libro, ho tenuto le orecchie tese ad ascoltare.
Il treno si è così lentamente mosso verso l'uscita della stazione e Anna ha ripreso senza tardare troppo la conversazione.
- Lei mi sta dicendo che preferisce lavorare piuttosto che andare in vacanza? Mi sembra un po' triste come affermazione, per me è l'esatto contrario anche se, chissà perché, finché non arrivo a destinazione non riesco a rilassarmi.
Un sorriso malinconico è passato sul viso abbronzato di Aldo, grandi occhi grigi, tanti capelli
mossi, brizzolati. Poteva essere suo coetaneo? Credo di si.
- Sono indiscreto se le chiedo dove è diretta?
- Arrivo a Roma con il treno e lì mi aspetta un'amica che verrà con me in Messico. Abbiamo il volo da Fiumicino nel pomeriggio e i tempi sono piuttosto stretti.
- Davvero in Messico? E' la terra lontana che risiede nei miei sogni da tempo, ecco, lì ci andrei volentieri e non mi dispiacerebbe abbandonare il mio amato lavoro. E' un territorio vasto, in quale zona è diretta esattamente?
Intanto la mia mente cominciava a percorrere la storia della civiltà Maya che avevo avuto modo di conoscere durante il mio viaggio nello Yucatan per festeggiare i miei sofferti quarant'anni.
- L'itinerario l'ha costruito Angela, la mia amica, - mi riportò alla realtà la voce della donna - è appassionata di viaggi e si diletta a studiare le mete e i programmi nei minimi particolari. lo, che sono piuttosto pigra, mi lascio guidare volentieri dai suoi suggerimenti e così mi trovo tutto organizzato. Gli unici sforzi che devo fare sono quello di compilare l'assegno per l'agenzia di viaggi e preparare i bagagli. Adesso sarò io indiscreta, posso sapere di che cosa si occupa?
- Mi occupo di costruzioni, progetti, disegni, sono architetto e la sede della mia azienda è a Bologna. Ecco spiegata la mia presenza su questo treno ogni lunedì come le dicevo prima.
- Anche mio figlio studia architettura, sa, ed è molto appassionato, chissà se un giorno potrà amare il suo lavoro come lei, se troverà lavoro naturalmente.
Dallo sguardo malinconico di Aldo ho avuto l'impressione che il suo pensiero retrocedesse a quando era studente, spensierato, impegnato, si ,ma con la leggerezza dell'età che traspariva anche dai suoi disegni e a quanto si fosse rivelato differente, poi, il mondo del lavoro che comunque amava, ma gli faceva perdere anche il sonno tante volte a causa delle preoccupazioni e delle responsabilità.
- Questa è una realtà complicata, trovare lavoro oggi, si sa, è molto difficile. Ad ogni modo se suo figlio è davvero volenteroso posso dirle che il nostro è un campo dove c'è spazio per chi si vuole impegnare seriamente. lo le lascio il mio biglietto da visita così mi potrà contattare , l'azienda per la quale lavoro gestisce diversi studi in tutta la Lombardia e spesso dà l'opportunità ai neolaureati di svolgere praticantato.
- Che gentile! Grazie! - Negli occhi di Anna ho percepito, anche senza guardarla, una luce che non mi ha fatto pensare alla sistemazione del figlio ma ad una opportunità per lei di poter avere in mano uno strumento che l'avrebbe potuta tenere in contatto con Aldo.
A quel punto mi sono sentita un po' a disagio, ero di troppo? Quel feeling nato in mezz'ora era degno della trama di un film.
Chissà perché dopo la consegna del biglietto da visita è calato un pesante silenzio, imbarazzante
direi, anche per me che ero stata quasi cullata dalle loro voci. Ho avvertito un piacevole disagio da parte di Anna e di lì a pochi minuti proprio lei ha ripreso le briglia della conversazione guardando distrattamente il pezzetto di carta con i dati di Aldo.
- Credo che la disturberò senz'altro, mancano pochi mesi alla laurea del mio Simone e avere delle indicazioni da chi è nel settore potrà essere d'aiuto. Il mio ex marito avrebbe voluto che nostro figlio seguisse le sue orme studiando medicina ma non è successo e di conseguenza non ha a che fare con l'ambiente.
- Mi farà solo piacere, davvero, se potrò darle qualche buona indicazione. Non le nascondo anche che mi piacerebbe sapere come sarà andato il suo viaggio, se vorrà raccontarmelo naturalmente.
La lieve tensione che ho avvertito poco prima si è stemperata e senza accorgerci siamo arrivati alla stazione di Bologna. Aldo, con gesti distinti e raffinati si preparava a scendere. Ho avvertito in quell'istante un velo di tristezza in entrambi gli sguardi.
- Allora buon viaggio Anna, sono sicuro che tornerà entusiasta.
- Grazie Aldo, è stato un vero piacere incontrarla, la disturberò al mio rientro, arrivederci ...
Una stretta di mano tra loro, un saluto sfuggente diretto a me, Aldo è sceso dal treno, Anna ha
sospirato piacevolmente turbata e io mi sono rituffata tra le pagine del mio libro.

 

 

 

 

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