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birra
RACCONTI RACCOLTI
birra
Alle volte scrivo per il gusto di sentire la penna che scivola sul foglio

...ma può capitare anche perché qualcuno mi parla delle sue ossessioni...

IL TARLO IPPOPOTAMO [2011]

Chi mi conosce lo sa, io sono una persona tranquilla, modesta. Ho cinquantadue anni e da quando ne ho venticinque mi occupo della contabilità di una azienda di trasporti. Lo faccio senza velleità, con precisione. Ho un buon rapporto con il direttore, con la sua segretaria e con i corrieri. Sanno che svolgo il mio lavoro senza errori, senza incidenti. Sono sempre disponibile, per un sorriso, un favore o uno scambio di opinioni.
Mi accontento delle piccole cose, non oppongo resistenza alla vita e agli inconvenienti. Prendo quello che arriva, non mi danno per quello non viene.

 

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... poi succede che scrivo perché ho voglia di storie a lieto fine ...

NEVE [2011]

- Sembra non voler finire mai.
- Cosa?
- Questo maledetto freddo.
- Dici tutti gli anni la stessa cosa.
- Non è vero.
- Sì che è vero.

Chiudo gli occhi, mi sforzo per non ridere. Li riapro. Fuori nevica, fuori dalla finestra che fissiamo entrambe inebetite e incredule.


 

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... ma succede anche che scrivo perché il caldo mi stronca il cervello...

OCCHI NEGLI OCCHI [2010]

Il caldo gli stronca il cervello. Gli annebbia la vista.
Insieme a tutta la merda che pensa. Che pesa.
Se ne deve liberare, immediatamente. Stringe i pugni, si guarda le scarpe da ginnastica, sudicie e consumate, pensa ai suoi piedi bolliti mentre il tram parte rinculando dopo aver richiuso le porte su quest'afa che uccide.
I capelli appiccicati alla nuca, sulla fronte, sta seduto in fondo, i finestrini sono aperti, ma entra solo aria bollente. Con tutta la merda che pensa. E di cui si deve liberare immediatamente. È solo. La ragazza seduta qualche metro più in là che legge Vanity Fair è carina, ma qualunque impulso sessuale è inghiottito dalla merda che pensa, e dall'immagine dei suoi piedi bolliti dentro le scarpe da ginnastica.


 

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... poi capita che scrivo perché mi vengono a trovare persone come Mariarosa...

MARIAROSA [2010]

- Come si sente oggi?
- Perché mi fa sempre questa domanda?
- È il mio lavoro.
- E il mio è risponderle?
- Se vedere le cose in questo modo la aiuta, diciamo che sì, questo è il suo, di lavoro.
- Non mi aiuta.
- E cosa la aiuterebbe?
- Credo che sia questo il suo lavoro.
- Cosa intende dire?


 

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... ci sono volte che scrivo perché ci spero, che da qualche parte, accada davvero...

CAPELLI NERI [2010]

Certo che posso raccontarle come sono andate le cose. Si vuole sedere? No?
Ci penso ogni giorno a quello che è successo, agli eventi che mi hanno portata ad essere qui, oggi.
Le assicuro che ci penserebbe ogni giorno anche lei. Certo, poi, cosa si prova a ripensarci dipende da come uno è.
Guardi, se mi permette, le do un consiglio, venga qua, si sieda e chiuda gli occhi. Io lo faccio sempre quando ci ripenso. E rivivo tutto come fosse adesso. La prego, chiuda gli occhi. Perché è l'adesso che conta. Sempre.


 

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... poi ci sono volte che scrivo perché sono incazzata nera...

NON C'E' [2010]

Arrotolo l'ennesima sigaretta, che fumerò a metà. Nauseata più dal gesto che dal sapore, o dalla sensazione di catrame aggrappato ai polmoni.
È un'altra giornata senza fine, ragazza mia, un'altra giornata passata a tergiversare, attraversata cercando altro da non fare pur di non.

La bottiglia è aperta, basterebbe appoggiarci le labbra, tirare indietro la testa e lasciar scivolare in gola qualcosa che conosco bene. Ma non è più tempo nemmeno per questo, la mente annebbiata e svegliarsi la mattina con il sapore del fegato sulla lingua.
Spengo la sigaretta a metà.
Fuori sta facendo buio. Come ieri del resto, e poi domani.


 

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... altre volte scrivo perché corro ...

PIOGGIA [2009]

Lo sapevo che non stavo facendo la cosa giusta.
Avrei dovuto, semplicemente, applicare alla vita il principio ineluttabile secondo il quale il tempo passa e non c’è modo di riaverlo indietro, con corollario annesso per cui i dolori provati non è vero che spariscono. Restano lì, esattamente lì, dove hanno colpito la prima volta.
Lasciano un livido blu, viola, giallo. E quando pensi che l’ematoma si sia riassorbito, picchiano duro, di nuovo. E torna il livido, l’ematoma, sangue fuoriuscito dal sistema circolatorio. Cicatrice multiforme, multicolore.
Che alle volte preferiresti una frattura.


 

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... altre volte è questione di ossessioni ...

OGGETTO METALLICO [2009]

Con il tempo ho imparato a vivere a margine dell’obiettivo della sua macchina fotografica.
Oggetto metallico, prolungamento protuberanza del corpo, delle braccia, delle mani. Corpo, obiettivo, diaframma, lente.
Luci, ombre, colori, soggetti oggetti.

Pubblicato nella raccolta “Il corto letterario 2009” ed. Il Cavedio
Pubblicato su "Tempo Stretto. Quotidiano on line di Messina e provincia".


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... certe volte basta un gatto...

PACE FATTA [2009]

Ieri, mentre fumava una sigaretta, in piedi, un passo fuori dalle porte automatiche della stazione, le è passato davanti un gatto nero a cui mancava una zampa.
E’ stato un attimo, guardarlo, il passo spezzato.
E ha cominciato a piangere.
Per il gatto. E per sé.

 

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... altre volte scrivo perché i tram sferragliano ...

TRENO METROPOLITANA TRAM [2007]

Ho le mani sporche.
E sono stanca.
Ma la cosa che mi disturba di più è che ho le mani sporche.
Treno, metropolitana, tram.
Tram, metropolitana, treno.

Pubblicato su “Toilet, racconti brevi e lunghi a seconda del bisogno” (Anno IV, numero 13, maggio 2008 - 80144edizioni)


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... alle volte scrivo perché i treni ondeggiano ...

QUESTO PENSO [2006]

Bibibibì ... bibibibì ... bibibibì ... bibibi.

Il primo pensiero che ti passa per la testa quando a svegliarti è il suono di una sveglia te lo scordi sempre un attimo dopo. Sai solo che probabilmente è stato una bestemmia, o comunque qualcosa di poco carino.


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... poi ci sono delle volte che scrivo perché certe immagini sono poetiche ...

DORMENDO [2002]

Quando si sarebbe svegliata?
La stanza in penombra, le persiane accostate dietro i vetri chiusi per rendere l'ambiento fresco in contrasto con quel caldo infernale di inizio luglio.


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... e volte che scrivo per dire qualcosa a qualcuno ...

PERCORSI [2002]

Mia madre ha deciso di divorziare. Ho ricevuto una sua telefonata due giorni fa, mi invitava a pranzo per il giorno dopo. Ero praticamente sulla porta, stavo per uscire, ho risposto distrattamente di sì.

pubblicato nella raccolta “Libera o Liberata”, V edizione del “Premio Letterario IdeaDonna” indetto dal Comune di Asciano, Siena


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... ci sono volte che scrivo di sentimenti sotterranei ...

IN BILICO [2002]

Oscillazioni.
Lenti mutamenti e pulsioni improvvise.
L'anima che reclama vibrazioni.
Desideri obliqui.
Perennemente in bilico.
Suscettibili stati d'animo.


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... e volte che scrivo perché vedo delle cose ...

PALOMA [2001]

La vita di Paloma è un susseguirsi di movimenti concreti, affanni quotidiani sempre uguali, sempre loro, mai un attimo di quiete, perché le cose da fare sono tante, sono sempre le stesse, scandiscono il tempo meglio di un orologio.
La vita di Paloma è qualcosa di estremamente reale, di tangibile, la vita di Paloma è dannatamente concreta, ma lei ci passa attraverso, quasi senza pensare, come sospesa in una dimensione fatta solo di gesti automatici.


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... ci sono delle volte, rare, in cui scrivo perché mi sembra di aver capito ...

CAPENDO [2000]

E' notte fonda, una tranquilla notte d'estate.
Stesa sul letto, illuminata dalla tremolante luce di una candela infilata in una polverosa, vecchia bottiglia di spumante, scrive sul suo diario battendo, con i piedi nudi, il ritmo della musica che dalle cuffie ben piantate nelle orecchie gli arriva direttamente nella testa.
Dalla finestra aperta non entra nessun rumore, nemmeno uno piccolissimo, insignificante.


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... una volta ho scritto perché ci sono frasi che mi arrivano sparate alla bocca della stomaco per il loro potenziale evocativo ...

IL PESCATORE [2000]

"Pensa, alla fine sono delle tavole di legno di otto centimetri che ti separano da settecento metri d'acqua."
Mi disse così, mentre bevevamo vino bianco ghiacciato seduti nella terrazza di casa sua.


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... alle volte scrivo perché c’è della confusione nell’aria ...

EPIFANIA [1997]

Che poi uno, alla fine, mica lo capisce come sono andate davvero le cose.
Perché ripensandoci si può anche arrivare a duna conclusione, che però non sarà mai una certezza.
E non sai nemmeno come sarebbero potute andare se.
Mica facile come situazione.

“Racconti come fossero morsi” (“Quaderni senza fondi”, bimestrale di
“Arci Toscana Edizioni” - n.6 novembre 1997)


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... altre volte scrivo perché i suoni mi commuovono ...

SUONI [1997]

Brulichio sommesso di bisbigli e sospiri.
Fumo di sigarette in dense nuvole contro la luce bianca dei riflettori.
Corpi in movimento, corpi in attesa, corpi alla ricerca di un proprio spazio.
E poi via le luci.
Buio.


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... e ci sono delle volte che scrivo perché ho degli amici che sono un vero spasso ...

STORIA MINIMA [1997]

Pioveva. Veniva giù quella pioggerellina autunnale fastidiosa e umida. Leggevo Jean Paul Sartre comodamente seduta in poltrona alternando le parole a sorsi di tè bollente.
Dolcemente intorpidita e assonnata non mi sarei alzata da quella poltrona per nulla al mondo.

“Racconti come fossero morsi” (“Quaderni senza fondi”, bimestrale di
“Arci Toscana Edizioni” - n.6 novembre 1997)


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... altre volte scrivo perché a stare seduta su un ponte mi vengono in mente delle cose e finché non le fermo su un foglio non mi sento bene ...

PONTE SANTA TRINITA [1996]

Non ci avevo mai pensato, fino a quella sera, che per morire ci vuole una frazione di secondo.
O meglio, non per morire nel senso di morire, ma per decidere di farlo.
Pensateci.

“Racconti come fossero morsi” (“Quaderni senza fondi”, bimestrale di
“Arci Toscana Edizioni” - n.6 novembre 1997)

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copertina NCSD

VA:LE

 

Il tarlo ippopotamo

 

 

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