Mia Parissi   blog

"L'Anti Moccia" di Davide

dalla lezione sul dialogo

«Porca Troia, ma è possibile che non si trovi mai un fottutissimo telefono che funzioni?!? Da quando hanno inventato sti cazzo di cellulari poi…le cabine oggi le usano solo come cessi pubblici…E poi no, non ci credo! Non ci credo che tu debba per forza chiedere aiuto a quel bastardo, non ci credo che ti si è rotta la macchina proprio qui e ovviamente non sai farla ripartire…d’altronde è risaputo che le donne non ci capiscono un cazzo di motori, no?…Non ci credo che fa un freddo cane e sei vestita solo con questa tuta di merda…ti fa un culo come una mongolfiera pronta a staccarsi da terra…rossa per di più! E non ci credo che tu sia scappata con queste cazzo di pantofole a forma di coniglio rosa bagnato che ti fanno congelare il sudore tra le dita dei piedi! Sei nella merda…sei proprio nella merda…Brava, i miei complimenti!»
Queste cose le stava dicendo una vocetta nella testa di Anna. Una vocetta che veniva fuori sempre nelle situazioni più spiacevoli, a volte per criticarla e altre volte per incitarla. Anna pensava che un tale turpiloquio non si addiceva certo ad una gentil donzella come lei. Quella, però, non era lei. Era solo la vocetta dentro la sua testa. La rabbia le serrava le mandibole come quelle di un pitbull a cui vogliono rubare il cibo di bocca.
«Ok, devi stare calma…respira…respira…pensa come faceva tua sorella con le doglie … Adesso trovi un telefono, chiami quella nullità, ma senza fargli capire che hai bisogno di lui, lo insulti come solo tu sai fare, lo fai sentire tanto in colpa da farlo precipitare in tuo aiuto docile come la marmotta che impacchetta il cioccolato…così non devi neppure fare la figura di merda con il tassista visto che non hai un soldo e a quest’ora non troveresti nemmeno mezzo taxi!…Sì ma anche trovare un telefono è un’impresa ardua qua….Gia m’immagino cosa ti dirà quell’imbecille di Paolo, di sicuro troverà mille scuse tipo: “No, non hai capito Anna, l’ho incontrata per caso, ci siamo messi a parlare e abbiamo preso una tazza di thè”. Glielo tirerei in faccia a quella zoccoletta…un bel thè bollente con tanto di tazza bicchieri e tutto il bancone del bar! “ Ma no Annina, Amore mio, tu sei l’unica per me…dai, non fare così…il passato è passato, me lo sono lasciato alle spalle!” Sì bravo l’hai lasciato alle spalle ma quella bavosetta ce l’hai ancora attaccata al culo, che poi è più brutta di Lucy, l’unico esemplare femmina di Homo di Neanderthal ritrovato intatto!…più secca di una mummia, la stronza!
Poi, come un vero coglione, comincerà a fare paragoni a sproposito: “ Ma Patatina, con lei non c’era un millesimo dell’intesa che ho con te! Tu sei più bella, più intelligente, più simpatica, più solare, sei sempre sulla mia stessa lunghezza d’onda, sei più colta, più avvolgente!” Quanto lo odio quando dice che sei avvolgente…sembra un modo carino per dire che sei più grassa di quell’acciuga che si mette i tacchi a spillo persino quando va a raccogliere la merda del suo Chiwawa…quanto se la tira!»
Il freddo stava dando sempre più forza alla vocina nella sua testa e la neve iniziava a rimanere sulla strada senza sciogliersi. I simpatici conigli rosa che le stavano ai piedi cominciavano a non essere più tanto simpatici ora che erano tutti coperti di fango. La voce intanto continuava a prevedere in maniera infallibile le parole di Paolo. « A questo punto lui si incazzerà: “ Va bene Anna adesso mi hai rotto le palle, se non vuoi credermi vai a fare in culo da un’altra parte, tornatene da tua madre, hai fatto bene ad andartene da casa. Il cellulare e tutto il resto della tua roba te lo spedisco per posta!” Che stronzo! »
Finalmente, dopo aver girovagato a lungo, vestita come un teletubby e con tutti quei pensieri che le si accartocciavano in testa, si imbattè in una cabina telefonica.
Dall’esterno questa sembrava inspiegabilmente ben tenuta e prima ancora di entrare Anna aveva sentito un profumo misto di cannella e lavanda provenire dall’interno. Che si trattasse davvero di un bagno travestito da impianto telefonico?!?
Anche il telefono sembrava essere ancora funzionante e pareva quasi che potesse accettare addirittura i vecchi gettoni da 200 lire.
Fissando la cabina quasi come un monolite misterioso, Anna si imbattè anche nel coraggio di fare quella chiamata a cui pensava da più di un’ ora.
Fece per entrare quando sentì una mano possente che la tratteneva per un polso. Si sentì raggelare il sangue dalla paura e smise di respirare. In quel momento avrebbe voluto essere un opossum per fingersi morta, per non doversi girare a vedere in faccia il suo aggressore.
«O Dio, in che guaio ti sei cacciata! E se ti giri e ti trovi davanti a un serial killer?! Che fai? Urli? Non hai neanche voce a sufficienza per farti sentire! Ah, se solo Paolo fosse qui…
Magari è solo un clochard che mi intima di non sporcargli la cabina perché è diventata casa sua e odia le macchie ostinate sul pavimento del bagno… oppure è un vigile che mi vuole fare la multa per “mongolfiera in divieto di sosta”!». In appena un millesimo di secondo la vocina riuscì a formulare tutte le suddette ipotesi. Poi, stremata, tacque.
Anna si girò lentamente ad occhi chiusi per ritardare il più possibile la visione di quella creatura mefistofelica che le aveva impedito di entrare nella cabina telefonica.
“Se solo Paolo fosse qui!” sussurrò.
Aprì gli occhi e vide!
Vide un naso aquilino, una bocca carnosa e un pizzetto da moschettiere che portavano in trionfo un mesto sguardo bastonato.
“Ti amo Patatina!!”
“Ti amo anch’io Koalino!!”


Davide nasce il 17/11/1981 in una notte buia, tempestosa e per di più con la luna piena (la luna era dietro i nuvoloni della tempesta, come spesso accade a Milano).
Fin da subito mette in mostra le sue capacità dialettiche, nonché la sua voglia di comunicare, mettendosi ad urlare ogni benedetta mattina dalle ore 04:02 alle ore 06:24 per almeno 5 anni. In questo periodo di tempo dirompe in lui l’idea, sempre più incontrollabile, di scrivere la storia della propria vita rigorosamente in terza persona, ma non avendo ancora molto da raccontare decide di aspettare ancora un po’.
A 9 anni accade una cosa importante: Davide incontra la Chitarra… E’ la fine! O meglio è l’inizio di tutte le vicissitudini che lo porteranno da lì a poco a scrivere tante canzoni, pochi racconti, a comporre e studiare musica.
A 15 anni, infatti, nascono le prime canzoni in lingua inglese che vengono donate ai posteri in un ormai introvabile demo-cd registrato in uno studio di registrazione che fino a poche ore prima era un mattatoio suino e poche ore dopo sarebbe divenuto un rinomato studio associato di psicologi per cani, gatti e animali domestici in genere.
Il pubblico però non è ancora pronto per queste opere così innovative e non ne recepisce a pieno il messaggio. Tra le risa dei compagni di classe Davide smette di scrivere canzoni, ma non di suonare la chitarra, studiare musica, leggere libri pulp e filastrocche.
Verso i 20 anni Davide, che fino ad allora era stato un convinto metallaro, si innamora della musica jazz e vi si butta a capofitto, ma è dopo una delusione amorosa intorno ai 25 anni che il “nostro eroe” ricomincia a scrivere canzoni come un fiume in piena, curando scrupolosamente sia la parte musicale che la parte letteraria. Proprio al fine di accrescere la propria competenza creativa e letteraria decide frequentare il corso di scrittura creativa di Mia Parissi, una prode e talentuosa scrittrice che riesce a far scrivere anche gli analfabeti più ostili al mondo dei libri.

 

 

 

 

 

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