Ho le mani sporche.
E sono stanca.
Ma la cosa che mi disturba di più è che ho le mani sporche.
Treno, metropolitana, tram.
Tram, metropolitana, treno.
Le mia mani sono nere e sanno di merda. Ma è uno schifo che si lava via.
Ogni mattina non aspetto altro. Riempirmi i palmi di sapone. Mettere le mani sotto il rubinetto. Aprire l’acqua fredda. E godere.
Non c’è niente in grado di darmi così tanto sollievo.
L’altra sporcizia, quella no, quella è diversa.
È qualcosa di indelebile che ormai si è impossessato di me. Vive nel mio corpo a tal punto che di notte mi sveglio a causa dell’odore fetido.
Diciamo la verità, la mia vita fa schifo. E io questa schifezza me la porto addosso. Da vicino si sente il tanfo. Per forza che mi stanno tutti lontano. Mi evitano manco fossi una merda.
Ma non sono sempre stata così.
Una volta abitavo in centro.
La mia casa era grande, ah quant’era grande. Con il marmo, marmo dappertutto, persino nei lavandini.
Abitavo all’ultimo piano e dal terrazzo si vedeva tutta la città, dalla Madonnina a San Siro.
Allora sì che ero bella. Dio quanto ero bella. Di una bellezza carnosa da far girare la testa.
I miei capelli erano lunghi e neri e cadevano sulle spalle manco fossero onde.
Uno zuccherino ero.
I miei occhi erano pieni di luce e di desiderio. Che occhi! Al mio uomo bastava guardarli per capire che lo volevo.
E poi c’era il culo. Un culo tondo e alto. Un culo pieno di vita. Un culo da urlo.
Le gambe, no. Quello non sono mai state perfette. Un po’ corte, ma ben disegnate: le cosce e polpacci un 8 sembravano formare.
Uno splendore ero.
Poi è arrivato lui, il bastardo. Mi ha succhiato tutto, anche l’anima. Solo la ciccia mi ha lasciato, queste occhiaie e il tanfo sozzo che ho addosso.
Ci divertivamo all’inizio. Le feste, la musica, le sbronze.
C’era tutta quella bella gente, attori e tizi della televisione. Amici miei erano, in casa mia li ho portati, quelle merde. Manco fosse Hollywood.
Fino a quella sera. Tiravano su tutti. C’era anche chi si vantava di avere il naso d’oro.
Se la sono fatta sotto.
“Non la conoscevo bene”. “Ero lì per caso”. “Davvero? Non ci posso credere.”
Sola mi hanno lasciato, quelle merde.
E lui, il bastardo, più merda di tutti.
Diceva che mi amava. Ero sicura che non mi avrebbe mai abbandonato.
Quando m’hanno portato dentro, l’ho chiamato. Avevo bisogno di lui. Di una parola. 3 squilli e ho sentito il click della cornetta sollevata. Il bastardo ha riagganciato, così mi è andato a puttane anche l’unico gettone.
Per 8 mesi tutti i giorni l’ho aspettato, per 8 mesi tutti i giorni ho sperato che si facesse vivo.
Ma non mi è mai venuto a trovare nessuno.
È lì che ho iniziato marcire. Ad avere addosso questa puzza di putrefazione, questo tanfo disgustoso.
Quando sono uscita non avevo più niente, gli avvocati mi hanno ciucciato anche il sangue.
Ho cercato un lavoro, ma ci fosse stato uno stronzo pronto a darmi una mano. Ho cercato per mesi e poi sono finita in questa topaia.
In centro che più centro non si può.
Sottoterra però. Sopra di me il Luxury Hotel, 8 piani di cemento.
Tutte le notti con le mie mani lucido le scarpe ai signori, tolgo la merda dalle loro suole, mentre dormono nel loro letto a 5 stelle.
Fa quasi ridere, se ci fosse qualcosa per cui vale la pena ridere.
Io così sporca faccio brillare la cosa più lurida che ci sia.
Tutti i giorni, da 20 anni.
Treno, metropolitana, tram.
Tram, metropolitana, treno.
Tutti i giorni torno a casa e mi lavo le mani.
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